Cyber e AI i rischi più temuti dalle aziende
L'Allianz Risk Barometer, giunto nel 2026 alla sua quindicesima edizione, rappresenta una delle bussole fondamentali per il mondo imprenditoriale globale. L'indagine annuale raccoglie le opinioni di migliaia di esperti del settore assicurativo e della gestione del rischio, offrendo una fotografia delle principali preoccupazioni di manager e imprenditori di tutto il mondo. Vediamo le principali evidenze, con particolare attenzione su rischi cyber, business interruption e catastrofi naturali.
Il "podio" dei rischi secondo l'Allianz Risk Barometer
L'edizione 2026 del report ha coinvolto 3.338 professionisti provenienti da 97 paesi e territori, tra cui CEO, risk manager, broker ed esperti assicurativi, che con le loro risposte hanno tracciato l'evoluzione del panorama dei rischi aziendali.
Come sottolinea Thomas Lillelund, CEO di Allianz Commercial, viviamo in un'era caratterizzata dalla "volatilità e incertezza", dove le aziende si trovano a fronteggiare "rischi interconnessi e altamente complessi in un ambiente in rapida evoluzione". Questo concetto di "policrisi", termine sempre più utilizzato per descrivere la sovrapposizione e l'interazione di crisi multiple, è diventato la nuova normalità per le imprese moderne.
L'edizione 2026 dell'Allianz Risk Barometer presenta una classifica che, pur confermando alcune preoccupazioni storiche, evidenzia significativi cambiamenti nelle priorità delle imprese globali.
Al primo posto si confermano per il quinto anno consecutivo i rischi informatici(cyber incidents), che raggiungono il punteggio più alto di sempre con il 42% delle risposte, mantenendo un margine di 10 punti percentuali rispetto al secondo classificato. Questa dominanza riflette la crescente dipendenza delle aziende dalle tecnologie digitali e l'evoluzione costante del panorama delle minacce informatiche, sempre più sofisticate e frequenti.
La vera novità dell'edizione 2026 è rappresentata dall'intelligenza artificiale (AI), che compie il balzo più significativo dell'intera classifica, passando dal decimo posto del 2025 al secondo posto con il 32% delle risposte. Questo grosso balzo in avanti sottolinea come l'AI sia percepita dalle imprese come una tecnologia dal doppio volto:
- da un lato offre opportunità straordinarie di innovazione e efficienza;
- dall'altro introduce nuovi rischi operativi, legali e reputazionali che le organizzazioni stanno ancora imparando a gestire.
Al terzo posto troviamo l'interruzione dell'attività (business interruption), che per la prima volta in 15 anni scende dal podio delle prime due posizioni, attestandosi al 29% delle risposte. Seguono al quarto posto i cambiamenti legislativi e normativi, al quinto le catastrofi naturali, e al sesto il cambiamento climatico.

Quali rischi in Italia?
Per quanto riguarda l'Italia, la classifica presente nel Report regionale presenta alcune specificità interessanti pur ricalcando in gran parte quella globale. I rischi informatici mantengono saldamente il primo posto anche nel nostro Paese, confermando come la digitalizzazione abbia reso le aziende italiane altrettanto vulnerabili agli attacchi cyber quanto le loro controparti internazionali. Al secondo posto si colloca l'interruzione dell'attività, seguita al terzo posto dal cambiamento climatico, che in Italia assume una rilevanza particolare data la conformazione geografica del Paese e la frequenza crescente di eventi meteorologici estremi. L'intelligenza artificiale si posiziona al quarto posto anche in Italia, mentre le catastrofi naturali scendono al quinto.
Un dato particolarmente significativo per il contesto italiano è l'ingresso nella top ten di due nuovi rischi:
- sviluppi dello scenario macroeconomico;
- tematiche legate a biodiversità e natura.
Si rileva dunque un cambiamento nelle preoccupazioni delle aziende italiane, con l'interruzione dell'attività che supera le catastrofi naturali, riportando l'attenzione verso la continuità operativa. Questa classifica italiana riflette le peculiarità del tessuto imprenditoriale nazionale, caratterizzato da una forte presenza di PMI che sono particolarmente vulnerabili alle interruzioni operative e agli shock della supply chain.
I Rischi Cyber: la guerra invisibile
Nel 2026, i rischi informatici mantengono il primato assoluto tra le preoccupazioni aziendali globali, consolidando una tendenza iniziata cinque anni fa. Il divario con il secondo classificato sottolinea l'urgenza e la pervasività di questa minaccia. Questo dato non sorprende se si considera che il 2025 è stato caratterizzato da numerosi attacchi informatici di alto profilo che hanno generato perdite economiche miliardarie e hanno esposto le vulnerabilità critiche anche di grandi organizzazioni apparentemente ben protette.
La natura dei rischi cyber si è evoluta in maniera consistente negli ultimi anni, passando da semplici tentativi di furto di dati a operazioni sofisticate che combinano ransomware, violazioni massive di dati, interruzioni prolungate dei sistemi IT e persino cyber-spionaggio coordinato a livello statale. L'evoluzione dell'intelligenza artificiale generativa ha ulteriormente aggravato la situazione, fornendo ai criminali informatici strumenti sempre più potenti per condurre attacchi su larga scala con un livello di personalizzazione e sofisticazione senza precedenti. Gli attacchi di phishing, ad esempio, sono diventati quasi indistinguibili da comunicazioni legittime grazie all'utilizzo di AI generativa, mentre i ransomware si sono trasformati in vere e proprie operazioni di estorsione che minacciano non solo la crittografia dei dati ma anche la loro pubblicazione sul dark web.
Le conseguenze per le aziende vanno ben oltre il danno finanziario immediato. Come evidenziato da recenti casi nel Regno Unito, due soli attacchi a rivenditori hanno causato perdite stimate fino a 440 milioni di sterline (circa 585 milioni di dollari). Ma il costo reale include anche elementi meno tangibili ma altrettanto devastanti:
- perdita di fiducia dei clienti;
- danno reputazionale che può richiedere anni per essere riparato;
- sanzioni per violazione delle norme sulla protezione dei dati (come il GDPR in Europa);
- costi legali associati a eventuali class action da parte di clienti colpiti.
Un'azienda vittima di un grave attacco cyber può vedere crollare il valore delle proprie azioni, perdere contratti strategici e trovarsi in una posizione di svantaggio competitivo difficile da recuperare.
Business interruption: i rischi del cuore dell'operatività
L'interruzione dell'attività, o business interruption (BI), rappresenta uno dei rischi più insidiosi e costosi per le imprese. Per la prima volta in quindici anni, questo rischio scende dalla prima o seconda posizione alla terza, attestandosi al 29% delle risposte nell'Allianz Risk Barometer 2026. Tuttavia, questa apparente discesa non deve trarre in inganno: la business interruption rimane una preoccupazione critica proprio perché, come evidenzia il report stesso, rappresenta spesso l'effetto domino di altri rischi presenti nella top ten globale. Non si tratta quindi di un rischio autonomo e isolato, ma piuttosto della conseguenza devastante che altri eventi (cyber attacchi, catastrofi naturali, tensioni geopolitiche) possono avere sulla continuità operativa di un'azienda.
Le cause di interruzione possono essere molteplici e interconnesse. Il 2025 ha segnato "un passaggio verso politiche commerciali protezionistiche e guerre tariffarie che hanno portato incertezza nell'economia mondiale", come riportato nel Risk Barometer. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, il conflitto Russia-Ucraina, le dispute di confine tra India e Pakistan, e persino l'intervento americano in Venezuela nel 2026 hanno messo sotto pressione senza precedenti le catene di approvvigionamento globali.
Ma le cause della business interruption vanno ben oltre la geopolitica:
- Gli attacchi cyber, come discusso nel paragrafo precedente, possono paralizzare completamente i sistemi informatici di un'azienda, impedendole di processare ordini, gestire la logistica o persino accedere ai propri dati critici.
- Le catastrofi naturali (alluvioni, terremoti, incendi) possono distruggere fisicamente stabilimenti produttivi o rendere inaccessibili le sedi aziendali.
- Le crisi energetiche, sempre più frequenti in un contesto di transizione ecologica e tensioni geopolitiche, possono lasciare senza elettricità intere aree industriali.
- Gli scioperi prolungati o i provvedimenti delle autorità pubbliche (come sequestri giudiziari o chiusure per inchieste) possono bloccare l'operatività aziendale.
Un dato particolarmente preoccupante emerge dall'indagine: solo il 3% delle aziende intervistate considera le proprie catene di approvvigionamento "molto resilienti", rivelando una vulnerabilità strutturale del sistema economico globale.
L'impatto economico di un'interruzione dell'attività può essere devastante e molto superiore ai danni materiali diretti. Quando un'azienda è costretta a fermare la produzione, continua comunque a sostenere costi fissi: affitti, mutui, stipendi del personale, utenze, rate di finanziamenti. A questi si aggiungono i mancati ricavi per le vendite perse, i costi per le penali contrattuali verso clienti non serviti, le spese per trovare fornitori alternativi d'emergenza (spesso a prezzi maggiorati), e i costi per accelerare la ripresa una volta superata l'emergenza.
Catastrofi naturali: il fattore climatico
Le catastrofi naturali scendono di due posizioni nell'Allianz Risk Barometer 2026, passando dal terzo al quinto posto nella classifica globale, un cambiamento che potrebbe essere interpretato come una minore preoccupazione da parte delle aziende. Tuttavia, questa lettura si rivela parziale, poiché un calo di attenzione su questi temi, espone cittadini, aziende e organizzazioni a maggiori rischi, dovuti ad un potenziale calo della preparazione per tali eventi.
Il 2025 ha presentato un panorama complesso di eventi catastrofici che hanno colpito diverse regioni del mondo con modalità sempre più imprevedibili. L'evento più devastante è stato rappresentato dagli incendi in California di gennaio 2025, che si sono verificati al di fuori della tradizionale stagione degli incendi e si sono rapidamente propagati in aree urbane, causando perdite assicurate stimate in 40 miliardi di dollari. Questo singolo evento ha evidenziato come il cambiamento climatico stia alterando i pattern tradizionali delle catastrofi naturali: una fase anomala di siccità nel 2024 aveva creato un accumulo di vegetazione secca e altamente infiammabile, che poi è stata rapidamente diffusa dal vento. In Europa, l'Austria ha sperimentato un mix devastante di eventi estremi nel corso dell'anno, inclusi ondate di calore intense, alluvioni, siccità e tempeste. La Grecia è stata colpita da incendi boschivi di vasta portata, aggravati da temperature record e condizioni di siccità prolungate. Anche l'Asia non è stata risparmiata: le inondazioni di novembre nel Sud-Est asiatico, in particolare in Thailandia, hanno causato una riduzione della produzione di gomma, con perdite stimate di 140 milioni di dollari, generando preoccupazioni sulla volatilità dei prezzi e sulla disponibilità globale di questa materia prima critica.
L'Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile per la sua conformazione geografica e geologica. Il nostro Paese è esposto a una varietà di rischi naturali che includono terremoti (data la sua posizione sulla faglia tettonica), alluvioni sempre più frequenti e intense nelle regioni settentrionali e centrali, frane dovute al dissesto idrogeologico, e ondate di calore estreme che colpiscono soprattutto il Sud. Non a caso, il cambiamento climatico si posiziona al terzo posto nella classifica italiana dei rischi, mentre le catastrofi naturali occupano il quinto posto. Il governo italiano ha riconosciuto la criticità di questa situazione introducendo, con la Legge di Bilancio 2024, l'obbligo per tutte le imprese con sede legale in Italia di stipulare una polizza assicurativa a copertura dei danni causati da calamità naturali ed eventi catastrofali.
Ma il vero problema delle catastrofi naturali va ben oltre il danno fisico immediato. Come evidenzia il Risk Barometer, il 63% degli intervistati identifica l'impatto sulla business interruption, come i colli di bottiglia nella supply chain e l'interruzione della logistica dovuti a eventi meteorologici estremi, come la principale preoccupazione legata al clima. Un'alluvione che colpisce un'area industriale può non solo danneggiare gli stabilimenti produttivi, ma anche rendere impossibile il trasporto delle merci, bloccare l'arrivo delle materie prime, e interrompere le forniture di energia elettrica e acqua necessarie per la produzione.
L'interconnessione: perché un rischio non viene mai da solo
Uno degli aspetti più rilevanti e preoccupanti emersi dall'Allianz Risk Barometer 2026 è la crescente interconnessione tra i diversi rischi, un fenomeno che trasforma la gestione del rischio da un esercizio di mitigazione di minacce isolate a una complessa operazione di comprensione delle dinamiche sistemiche. Il concetto di "policrisi", l'intersezione e l'amplificazione reciproca di crisi multiple, è diventato la nuova normalità per le imprese globali.
Prendiamo ad esempio un evento catastrofico naturale come un'alluvione che colpisce un'area industriale in Asia. L'evento stesso causa danni fisici diretti agli stabilimenti, agli impianti e alle scorte di magazzino. Ma le conseguenze si propagano rapidamente:
- La produzione si ferma completamente (business interruption), causando l'impossibilità di onorare i contratti con i clienti e generando potenziali penali contrattuali.
- Le aziende che dipendono da quel fornitore per componenti critiche si trovano improvvisamente senza materiali, costringendole a cercare alternative d'emergenza a prezzi maggiorati o, peggio ancora, a fermare a loro volta la produzione.
- Se l'area colpita ospita data center o infrastrutture di telecomunicazione, si possono verificare anche interruzioni dei servizi informatici, con conseguenze simili a un cyber attacco (perdita di accesso ai dati, impossibilità di processare ordini online, comunicazioni interrotte).
- Le tensioni geopolitiche possono poi complicare ulteriormente la situazione: se l'area colpita si trova in una regione soggetta a dispute territoriali o restrizioni commerciali, gli sforzi di ricostruzione e ripristino possono essere ostacolati da embarghi, dazi o limitazioni logistiche.
Il quadro si complica ulteriormente quando si considerano i fattori geopolitici e normativi. Il 2025 è stato caratterizzato da un "passaggio verso politiche commerciali protezionistiche e guerre tariffarie", con conflitti regionali in Medio Oriente, Russia/Ucraina, e dispute di confine in Asia. Questi sviluppi non solo aumentano direttamente il rischio di business interruption attraverso l'interruzione delle rotte commerciali e l'imposizione di sanzioni, ma creano anche un ambiente di incertezza normativa.
Questa complessità richiede un approccio integrato alla gestione del rischio, dove i silos tradizionali (IT, operations, finance, legal) devono collaborare strettamente per comprendere le interdipendenze e sviluppare strategie di resilienza che considerino gli effetti a cascata. Come evidenzia il Risk Barometer, il ruolo del risk manager deve evolvere per "tener conto delle opportunità create da tendenze trasformative come l'AI e la transizione energetica, nonché dell'aumento dei rischi interconnessi e sistemici".
Inoltre un pilastro fondamentale della protezione aziendale è rappresentato dall'assicurazione adeguata e personalizzata. Il mercato assicurativo ha sviluppato prodotti sempre più sofisticati per coprire i rischi emergenti. Ad esempio per i rischi cyber, le polizze moderne non si limitano più a coprire i danni diretti ma includono servizi di valutazione preventiva delle vulnerabilità, pronto intervento in caso di attacco, assistenza legale per la gestione dei data breach, e supporto per la comunicazione di crisi.
Eco che il risk manager deve lavorare a stretto contatto con il broker assicurativo in modo da gestire i rischi sia sul fronte della prevenzione sia su quello della mitigazione del danno. Una strategia fondamentale per gestire la nuova normalità e navigare nell'incertezza