Assicurazioni, sale del 7,8% la raccolta premi in Italia nel 2025
La raccolta complessiva delle compagnie assicurative attive in Italia nel 2025 ha raggiunto i 181,9 miliardi di euro, segnando un incremento del 7,8% rispetto all'anno precedente, con il ramo Vita in crescita dell'8,3% a 130,86 miliardi e il ramo Danni a +6,5% per 51 miliardi. È il dato centrale del comunicato stampa diffuso dall'ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) l'11 marzo 2026, e rappresenta il segnale più eloquente di una tendenza strutturale che sta ridisegnando il rapporto degli italiani con il rischio e con la protezione.
Dati ANIA 2025: i numeri della fiducia
Nel 2025, la raccolta premi complessiva ha raggiunto i 182 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto al 2024, anno in cui il volume premi era già aumentato del 16,2%. Un dato che si inserisce in un percorso virtuoso di consolidamento, meno eclatante ma più solido rispetto al rimbalzo eccezionale dell'anno precedente.
Le sole imprese di assicurazione nazionali e le rappresentanze per l'Italia di imprese extra-europee hanno raccolto 162 miliardi di premi, in aumento del 7,2% rispetto al 2024. L'incidenza dei premi totali sul PIL è cresciuta al 7,2% (era 6,9% nel 2024). Un indicatore, questo rapporto tra premi e Prodotto Interno Lordo, che misura quanto un Paese consideri prioritaria la propria protezione assicurativa e che, nel nostro caso, continua la propria risalita pur restando ancora lontano dalla media europea.
Il contesto macroeconomico ha giocato un ruolo favorevole. Dopo anni di incertezza, i segnali di stabilizzazione finanziaria hanno contribuito a sostenere la capacità di risparmio delle famiglie e a riaccendere l'interesse verso i prodotti assicurativi, tanto nel comparto Vita quanto in quello dei Danni. Ma non è solo una questione congiunturale, ha pesato anche la progressiva consapevolezza, da parte di cittadini e imprenditori, che i rischi (climatici, sanitari, digitali, demografici) sono sempre più concreti, frequenti e costosi.
A fotografare questa nuova sensibilità è il commento del Presidente dell'ANIA, Giovanni Liverani. Liverani ha affermato:
"Il positivo sviluppo della raccolta premi è indice di un livello sempre maggiore di protezione delle famiglie e imprese italiane verso i rischi di varia natura che caratterizzano lo scenario in cui esse operano. Prova di questo sono i quasi 40 miliardi di euro pagati per gestire i risarcimenti ed erogare le prestazioni agli assicurati nel settore Danni, che corrispondono a oltre 18 milioni di casi."
Vita e Danni: cosa hanno scelto gli italiani?
I dati ANIA sul 2025 raccontano una storia a due velocità, ma entrambe in positivo: il comparto Vita ha corso di più, ma quello dei Danni ha mostrato una diversificazione sempre più matura, con crescite significative in rami nuovi e strategici per il futuro del Paese.
Nell'ambito dei rami Vita, l'aumento è stato determinato principalmente dalle polizze Unit-Linked di ramo III (+19%) e, in misura ridotta, anche dalle polizze sulla Vita umana (+0,6). C'è stato un balzo del 48,1% per le polizze di ramo VI (Fondi Pensione), i cui premi hanno raggiunto, a fine 2025, i 5,7 miliardi, e quelle di ramo IV (Malattia al +19%) con un volume premi di 384 milioni.
Gli italiani dunque sono tornati a investire nel proprio futuro. Le polizze Unit-Linked, quelle più legate ai mercati finanziari, hanno beneficiato di un contesto di mercato più ordinato rispetto agli anni precedenti e di una maggiore propensione al rischio da parte dei risparmiatori. I premi di ramo III sono aumentati del 19%, per un ammontare che ha superato i 37 miliardi, grazie al rafforzamento dei mercati finanziari e alla maggiore inclinazione dei risparmiatori verso investimenti più dinamici.
Particolarmente significativo è il boom dei Fondi Pensione, un segnale che cresce la consapevolezza della necessità di integrare la previdenza pubblica con soluzioni private. In Italia, il tema del "pension gap" (la differenza tra l'ultima busta paga e la futura pensione) è sempre più urgente, in un contesto demografico che vede un'Italia che invecchia rapidamente con sempre meno lavoratori attivi a sostenere il sistema. All'Assemblea ANIA del 2025, Liverani ha sottolineato come le famiglie italiane spendano ogni anno oltre 40 miliardi di euro di tasca propria per la salute, evidenziando come una collaborazione strutturata tra pubblico e privato possa alleggerire il carico finanziario del sistema sanitario nazionale.
Il comparto Danni ha segnato un +6,5% complessivo, ma la vera notizia non è nel numero aggregato, bensì nei dettagli. I danni non auto hanno conosciuto una crescita dei premi in quasi tutti i rami assicurativi; quelli con variazione positiva uguale o superiore alla media sono stati:
- Corpi veicoli terrestri (+9,2%)
- Assistenza (+9,7%)
- Credito e Cauzione (+10,9%)
- Malattia (+11,6%)
- Incendio (+17,1%).
Il ramo Salute, in particolare, è uno dei più significativi. Sempre più italiani scelgono polizze sanitarie integrative per far fronte alle carenze del sistema sanitario pubblico, ridurre i tempi di attesa e accedere a prestazioni specialistiche in modo più rapido e flessibile. È una tendenza destinata a rafforzarsi in un Paese con un welfare pubblico sotto pressione.
La RC Auto rappresenta ancora una parte rilevante del comparto Danni, ma nasconde un paradosso tutto italiano. L'aumento dei premi del ramo RC Auto è stato del 3,6%, mentre i premi negli altri rami Danni sono saliti di un più significativo 8%. La crescita dei premi RC auto è essenzialmente legata all'andamento del costo dei sinistri, che ha risentito in modo rilevante del rialzo dell'inflazione osservato a partire dai primi mesi del 2022. Nel periodo 2022-2025, il costo dei pezzi di ricambio si è accresciuto del +16,4% mentre i danni alla persona sono stati rivalutati di oltre il 18%. Nello stesso periodo il premio medio RC auto è cresciuto di poco più del 16,0%.
Eppure, nonostante i recenti rincari legati all'inflazione, il dato di lungo periodo racconta una storia diversa. Dal 2012 al 2025 si è registrata complessivamente una riduzione del premio medio del 24%. In pratica, in tredici anni, nonostante l'inflazione generale abbia eroso il potere d'acquisto degli italiani, chi assicura la propria auto paga meno in termini nominali di quanto pagasse nel 2012. Un risultato frutto della forte concorrenza tra compagnie, della trasformazione digitale e del calo delle frodi, che ha contribuito ad abbassare il costo complessivo dei sinistri.
L'Italia e i rischi catastrofali: una nuova necessità
L'Italia è un Paese geologicamente e climaticamente fragile. Appennini instabili, coste esposte, pianure alluvionabili, vulcani attivi: la nostra penisola è uno dei territori a più alto rischio naturale d'Europa. Eppure, per decenni, questa fragilità è rimasta quasi completamente non assicurata, scaricando sull'intervento pubblico, cioè sulla fiscalità generale, il peso economico delle catastrofi. Il 2025 ha segnato una svolta, almeno per le imprese.
Nella Legge di Bilancio 2024 è stata introdotta la novità dell'obbligo per tutte le imprese di stipulare una polizza per i danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali subiti dalle immobilizzazioni materiali (terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali) e causati da sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. Una norma attesa da anni dal mondo assicurativo e dai gestori del rischio, che punta a distribuire i costi delle calamità naturali non più sul solo contribuente, ma anche su chi possiede beni che potrebbero essere colpiti.
Le imprese di medie dimensioni hanno avuto tempo fino al primo ottobre 2025 per stipulare le assicurazioni a copertura dei danni causati da calamità naturali; quelle piccole e micro fino al 31 dicembre, mentre per le grandi il termine è rimasto al 31 marzo 2025. L'impatto sull'andamento dei premi è stato immediato e misurabile. Ha contribuito allo sviluppo del ramo Incendio l'aumento di premi stimabile nell'ordine del 5% attribuibile alla graduale applicazione dell'obbligo assicurativo Cat Nat per le imprese, introdotto dalla Legge di Bilancio 2024. Le coperture assicurative devono riguardare i beni materiali iscritti in bilancio (terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali e commerciali) a qualsiasi titolo impiegati per l'esercizio dell'attività di impresa.
Il cambiamento climatico non è una questione teorica, è una realtà che colpisce ogni anno con crescente frequenza e intensità.
Secondo i dati Munich Re citati dall'ANIA all'High Level Insurance Conference, solo in Italia i danni assicurati nel 2023 hanno superato i 6 miliardi di euro, un picco senza precedenti.
Se per le imprese è scattato l'obbligo di legge, per le famiglie la situazione resta preoccupante. Il presidente dell'ANIA ha dichiarato che l'Italia si colloca in fondo alla classifica delle economie avanzate, con livelli di copertura di solo il 5% tra le imprese e del 6% tra le famiglie per quanto riguarda le catastrofi naturali. Percentuali irrisorie se si rapportano a quelle delle più avanzate economie europee: in Germania questo tipo di copertura coinvolge il 46% della popolazione.
Il rischio per chi non è assicurato è concreto: perdere tutto (la casa, i risparmi di una vita, il patrimonio familiare) senza alcuna rete di sicurezza privata. In questi casi, l'unica speranza è l'intervento dello Stato, che però arriva spesso in ritardo, in modo parziale e con modalità burocraticamente complesse. Assicurarsi contro i rischi catastrofali non è solo una questione di prudenza individuale, è un atto di responsabilità collettiva che alleggerisce il carico sulla fiscalità pubblica e garantisce una ripresa più rapida del tessuto economico e sociale colpito.
Cyber risk e salute: le nuove frontiere della protezione
Se le polizze catastrofali rappresentano la risposta ai rischi fisici del territorio, due altri fronti emergenti stanno ridisegnando il panorama assicurativo italiano: la protezione digitale e la sanità integrativa. Entrambi rispondono a vulnerabilità reali, poco percepite ma con potenziali conseguenze devastanti.
Il panorama della cyber insurance in Italia attraversa una fase di profonda trasformazione. Mentre il mercato globale delle assicurazioni informatiche si prepara a raggiungere i 32 miliardi di dollari entro il 2030 secondo le proiezioni di Munich Re, l'Italia rappresenta un territorio di sviluppo strategico ma ancora largamente sottoassicurato, con meno del 10% delle imprese dotate di una copertura specifica contro i rischi cyber.
Il paradosso è evidente: viviamo in un'epoca in cui la quasi totalità delle imprese, e delle famiglie, dipende da sistemi digitali per le proprie attività quotidiane, eppure la protezione assicurativa contro gli attacchi informatici è ancora appannaggio di una minoranza. Gli attacchi ransomware, il furto di dati, la violazione dei sistemi gestionali, l'interruzione dell'operatività aziendale, sono rischi reali che colpiscono aziende di ogni dimensione, dai grandi gruppi industriali alle piccole imprese artigianali, dagli studi professionali alle famiglie.
La crescita del settore assicurativo cyber nel nostro Paese risponde a una convergenza di fattori che hanno progressivamente elevato la consapevolezza del rischio informatico da questione meramente tecnica a tema di governance aziendale. Normative come NIS2 e DORA, che attribuiscono responsabilità dirette agli organi di gestione in materia di cybersicurezza, stanno accelerando questo processo, rendendo la cyber insurance sempre meno un'opzione e sempre più una necessità strategica.
Come ha ricordato l'ANIA in occasione della Giornata dell'Educazione Assicurativa, cittadini più informati sui rischi e su come proteggersi dalle incertezze della vita e dalle sfide di oggi (dal clima al cyber risk, passando dall'invecchiamento della popolazione) significa avere una popolazione più consapevole e migliorare la qualità della vita delle persone.
Le polizze salute rappresentano uno dei comparti a più alta crescita del 2025, con un incremento dell'11,6% nei premi. Il dato riflette una realtà che molti italiani conoscono bene: le liste d'attesa del sistema sanitario pubblico si allungano, le prestazioni specialistiche diventano sempre più difficili da ottenere in tempi rapidi, e i costi sanitari che le famiglie pagano di tasca propria continuano a crescere.
All'Assemblea ANIA, Liverani ha evidenziato che ogni anno le famiglie italiane spendono oltre 40 miliardi di euro di tasca propria per la salute, sottolineando che una collaborazione strutturata tra pubblico e privato può alleggerire il carico finanziario e operativo del sistema sanitario nazionale.
La sanità integrativa non si sostituisce al Servizio Sanitario Nazionale, ma lo affianca:
- garantisce accesso rapido alle visite specialistiche;
- rimborsa le spese per esami diagnostici;
- copre le degenze in cliniche private;
- in molti casi, offre servizi di prevenzione e di telemedicina che il sistema pubblico fatica ancora a garantire in modo diffuso.
È un investimento sulla propria salute e sulla propria qualità di vita, non un lusso riservato a pochi. La crescita delle sottoscrizioni di polizze sanitarie segnala che anche in Italia questa consapevolezza sta finalmente emergendo.
Il ruolo sociale di assicurazioni e broker
Parlare di assicurazioni come di un mero prodotto finanziario da acquistare al prezzo più basso possibile è una semplificazione. Il settore assicurativo svolge una funzione sociale ed economica profonda, che va ben oltre il singolo contratto stipulato tra un assicurato e una compagnia.
Nel solo comparto Danni, le imprese assicurative hanno erogato quasi 40 miliardi di euro di risarcimenti e gestito oltre 18 milioni di casi. Si tratta di 18 milioni di momenti in cui qualcosa è andato storto (un incidente, una malattia, un furto, un allagamento, un sinistro sul lavoro) e in cui la presenza di una polizza ha evitato che una famiglia o un'impresa si trovassero soli di fronte al danno. Quaranta miliardi di euro immessi nell'economia reale per riparare i danni, riavviare le attività, aiutare le persone a rialzarsi.
In quest'ottica, le assicurazioni sono una sorta di "ammortizzatore sociale privato", poiché riducono la pressione sulle finanze pubbliche in caso di catastrofi naturali, alleggeriscono il costo sanitario per le famiglie, proteggono i lavoratori e le loro famiglie in caso di infortuni o malattie professionali, e consentono alle imprese di pianificare il futuro senza il timore di essere spazzate via da un evento improvviso.
In questo contesto, la figura del broker assicurativo assume un significato che va ben oltre l'immagine dell'intermediario commerciale. Il broker assicurativo garantisce una professionalità indipendente il cui compito è cercare la soluzione migliore per il cliente, individuando nel mercato assicurativo la combinazione più adatta in termini di qualità/prezzo. Non rappresenta le compagnie, ma lavora esclusivamente per il cliente che gli affida un mandato fiduciario, rendendolo libero di esplorare l'intero mercato e proporre soluzioni personalizzate.
Infatti acquistare una polizza può non essere sufficiente: serve analizzare i rischi, proporre coperture adeguate e accompagnare il cliente nelle decisioni. Il broker diventa un partner strategico, non un semplice intermediario.
Questo è particolarmente importante per le imprese di piccole e medie dimensioni (la spina dorsale dell'economia italiana) che spesso non dispongono di un ufficio interno dedicato alla gestione del rischio. Un buon broker esegue una mappatura completa dei rischi cui l'azienda è esposta, inclusi quelli che il titolare non sapeva di avere. Il macchinario non coperto da fermo-macchina, la responsabilità civile verso i clienti non adeguatamente garantita, l'esposizione cyber non presidiata: sono queste le lacune che, in caso di sinistro, possono trasformarsi in danni irreparabili.
Educazione assicurativa: colmare il gap

Il comunicato ANIA non è solo una fotografia del settore assicurativo italiano nel 2025. È un indicatore di maturità: la crescita dei premi racconta un Paese che, lentamente ma concretamente, sta imparando a proteggersi meglio.
Eppure, nonostante i progressi, il cammino da percorrere è ancora lungo. L'Italia resta un Paese sottoassicurato rispetto alle grandi economie e alla media UE, con un evidente svantaggio competitivo rispetto ad altri sistemi socio-economici con cui si confronta sui mercati globali. Con una quota di premi assicurativi non auto pari all'1% del PIL, ben al di sotto della media europea del 2,4%, il nostro Paese mostra livelli di copertura irrisori in settori strategici.
La sfida, in particolare per le imprese, è culturale prima ancora che economica. Troppo spesso l'assicurazione viene vissuta come un costo da minimizzare, una voce di bilancio da tagliare nei momenti di difficoltà, un adempimento burocratico da sbrigare in fretta. Questa visione è profondamente sbagliata, ed è anche pericolosa.
Proteggersi non è un costo, è un investimento sulla continuità del business. Un'azienda che subisce un incendio e non ha adeguata copertura polizzale rischia di chiudere. Un'impresa colpita da un attacco ransomware senza una cyber policy è esposta a danni che possono paralizzarla per settimane, con conseguenze economiche sproporzionate rispetto al premio annuo di una polizza. Un titolare che viene a mancare senza un'adeguata pianificazione assicurativa e previdenziale lascia i propri familiari e i propri soci in una situazione di grave incertezza.
La pianificazione assicurativa consapevole (quella che si costruisce insieme a un broker indipendente, attraverso un'analisi strutturata dei rischi specifici dell'impresa) è uno strumento concreto di competitività. Permette di dormire sonni tranquilli, di affrontare le crisi senza essere travolti, di pianificare la crescita sapendo che il patrimonio aziendale è tutelato. In un Paese esposto come l'Italia (ai rischi climatici, sismici, sanitari, digitali) questa consapevolezza non è un lusso: è una necessità. I dati ANIA 2025 ci dicono che siamo sulla strada giusta. Sta a ciascuno di noi fare la propria parte per percorrerla fino in fondo.
Infine, il Presidente Liverani ha spiegato che "l'educazione assicurativa è la leva per ridurre il gap di sottoassicurazione che ci separa dagli altri Paesi europei", annunciando un protocollo d'intesa con il Ministero dell'Istruzione e del Merito per promuovere sempre di più l'educazione assicurativa tra le ragazze e i ragazzi che saranno i capifamiglia e di impresa di domani.
Il principale motivo per il quale l'Italia è fanalino di coda in Europa nel settore assicurativo è la mancanza di conoscenza e di educazione finanziaria. Molti italiani non riescono a comprendere l'importanza dell'assicurazione e il sistema assicurativo italiano è spesso percepito come complesso e poco trasparente, generando una diffidenza che porta le persone a non sottoscrivere polizze. Una diffidenza che, quando arriva il momento del bisogno, si trasforma in vulnerabilità concreta.